L'Ipogonadismo tardivo o P.A.D.A.M. (Andropausa)

L'Ipogonadismo tardivo o P.A.D.A.M. (Andropausa)

Con il termine andropausa si indica una costellazione di segni e sintomi della sfera somatica, sessuale e psichica dell’uomo, che sono espressione di alterazioni endocrine, neurologiche, neuroendocrine e vascolari, conseguenti al processo di invecchiamento.
Il termine richiama da vicino la menopausa che segna la cessazione dell’attività ovarica nella donna. Il climaterio maschile se ne differenzia, però, per una cessazione solo parziale, ed estremamente diluita nel tempo, delle funzioni esocrina ed endocrina delle gonadi. Non esiste pertanto, nell’uomo, un così rapido processo di esaurimento della linea di produzione gametica quale si verifica nella donna, tanto è vero che nell’uomo sono riportati casi di fecondità anche nella decima decade di vita. Inoltre la riduzione dei livelli di androgeni che si verifica nei maschi anziani è di entità moderata e si realizza con estrema gradualità.

 

 

Quadro fenomenologico


Non esistono singoli elementi fisici, psichici o bioumorali che si identifichino con l’andropausa, che è invece marcata da un complesso sindromico di segni e sintomi correlato al deficit androgenico.
I sintomi che possono rientrare nel quadro sindromico includono la riduzione della forza e della resistenza muscolare, della libido e della capacità di erezione; l’irritabilità; la depressione e i disturbi del sonno.
I segni includono la riduzione della forza e della massa muscolare; l’aumento del grasso viscerale; la riduzione della densità ossea, con la possibile evenienza di fratture vertebrali o femorali; la riduzione dei peli pubici e ascellari; la riduzione del volume testicolare, la ginecomastia ed infine l’anemia.

 

 

Considerazioni ai fini diagnostici


Sebbene nel corso dell’invecchiamento i livelli ematici di testosterone (T) vadano incontro ad una progressiva riduzione, solo in una minoranza degli anziani essi scendono al di sotto dei limiti propri dell’età adulta.
E’ solo in questi casi che, in presenza di segni e sintomi correlabili a un’insufficienza gonadica, va posta diagnosi di andropausa, in quanto nell’anziano ad un quadro clinico analogo si può arrivare anche in presenza di normali concentrazioni ematiche di T a causa del sovrapporsi, agli effetti dell’invecchiamento, di malattie che incidono direttamente o indirettamente sulla funzione gonadica e sessuale (per es. malattie metaboliche, cardiovascolari, scompensi d’organo), ancor più se presenti insieme nello stesso soggetto.
I fini diagnostici è pertanto fondamentale valutare il tasso ematico di T, dosando però non solo quello totale, ma calcolando anche, con un’apposita formula, la sua frazione libera e biodisponibile, per eliminare l’effetto confondente dovuto alla alterazione dei livelli della SHBG; così come è opportuno confermare su più campioni il dato, in considerazione della natura pulsatile della secrezione del T. Contestualmente vanno dosate le gonadotropine ematiche (FSH e LH) al fine di escludere forme di insufficienza gonadica secondaria.

 

 

Terapia


Si ricorre alla terapia sostitutiva solo quando il quadro sindromico è associato a bassi livelli di ormone circolante e dopo un’accurata valutazione del rapporto rischi/benefici.
I principali vantaggi di tale trattamento sono rappresentati dagli effetti positivi su: composizione corporea, con aumento della massa magra e riduzione della massa grassa, densità minerale ossea, livelli di colesterolo LDL, forza muscolare, funzione sessuale, senso di benessere generale e probabilmente su alcuni aspetti della funzione cognitiva.
La terapia con T può essere effettuata utlizzando due vie di somministrazione: parenterale e transdermica.
I preparati per via parenterale prevedono una somministrazione di 150-200 mg. di ormone ogni 2 settimane. Tale modalità di trattamento, pur efficace, ha però l’inconveniente che gli effetti benefici sulla percezione soggettiva dello stato di salute, sull’umore e sulla libido non sono costanti per la fluttuazione delle concentrazioni ematiche dell’ormone.
Le formulazioni per via transdermica (cerotti e gel), la contrario, hanno il vantaggio di mantenere costanti livelli ematici di T, così come di permettere interruzioni brusche della terapia sostitutiva in caso di comparsa di effetti collaterali. Gli svantaggi sono quelli legati ai più alti costi e alla possibilità che si possano generare irritazioni cutanee.
Da sottolineare, comunque, il fatto che i dati relativi agli studi clinici fino a oggi condotti hanno dimostrato una sostanziale sicurezza con entrambe le modalità di trattamento.

 

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